COSA DISTINGUE IL PROFESSIONISTA DAL DILETTANTE?
(TELENOVELA)
Ogni giorno che passa ho sempre delle conferme sul fatto che la fotografia sta andando sempre di più in mano a chi non la rispetta per niente e purtroppo questi personaggi si sentono "arrivati".
Ormai questo strano oggetto del desiderio è sempre di più in balia di chi non ha minimamente rispetto per chi ci lavora e si fa un mazzo tanto per portare a casa la pagnotta.
Make up artist che vogliono spiegarti cosa è meglio per un ritratto anziché pensare a truccare, chi affitta studi fotografici e li gestisce come se avesse in mano una multinazionale, pseudo imprenditori che si improvvisano talent scout e appena vieni a contatto con loro ti trovi spiazzato, non sai come comportarti, perché, come diceva qualcuno: "se discuti con un ignorante, ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza".
I gruppetti di Facebook è risaputo che pullulano di professoroni, giusto qualche tempo fa, nel lontano 2025, sono incappato in un fantastico esemplare di manager della Milano fashion, con uno studio fotografico in affitto (così dice, perché poi la credibilità di certe persone vacilla parecchio), rispondo a un suo annuncio su un gruppo dove cercava "collaboratori".
Allora ci organizziamo, porto tutto il materiale per far vedere i miei lavori e lui tutto soddisfatto mi dice che sarebbe felice di propormi un progetto per una casa di moda caduta in disgrazia e che deve essere risollevata, nel frattempo vedendo tutto il suo repertorio sui social, scopro che collabora con un altro fenomeno che organizza eventi e con cui ho già avuto a che fare, quindi chiedo se lo conosce. Risposta sua: NO.
Comincio a sentire puzza di bruciato, ma magari sono io il prevenuto, nel successivo appuntamento comincio a proporre la mia idea, ovviamente lui tutto soddisfatto mi porge il pugnetto come un "Bro".
A questo punto cerco di saperne di più, ma ogni appuntamento si risolve in un cambiamento di programma, "non ci sono soldi", "devo dare via lo studio" "ho deciso di adibirlo a co-working"...e così via.
Dopo qualche settimana facciamo una call dove in cinque minuti mi spiega che per il progetto dovrei essere affiancato ad un altro fotografo che si occuperà dell'editing, perché non possiamo fermarci se ci dovessimo ammalare, allora spiego che se devo lavorare, mi occupo io di tutto ed eventualmente avrei trovato io la persona con cui collaborare, lui parla di società che decide lui tante cose, e io ribatto: "sono un collaboratore, non un socio, quindi per i miei servizi presento un preventivo ed eventualmente si lavora".
Capisco la presa per i fondelli e allora voglio vedere come si risolve la questione. Fissiamo un appuntamento nello studio fotografico dove si svolgevano dei "CASTING" per trovare modelle, mi presento per capire come lavorano i professionisti e li c'è stato da ridere, sono volati stracci.
Voci grosse sulla scarsa professionalità, il titolare dello studio che ha cacciato una esperta del settore moda, solo perchè si è permessa di spiegare come si lavora seriamente, (lui comanda e decide chi lavora e chi no), il "TALENT-SCOUT" senza parole che non sapeva come venirne fuori, la sfilata delle modelle (2) con dietro il fondale di Natale preso su Amazon (rispetto per il fondale di Amazon, ma in quell' occasione potevi fare di meglio) un lenzuolo bianco faceva più bella figura, senza luci adeguate (bastava un faretto in più) . Nella stessa giornata conosco un "fotografo" che si presenta dicendo: "LAVORO PER LO STATO", chiedo cosa fa nello specifico e mi dice che fotografa i politici e mi fa vedere le foto di due segnaposto di nomi semisconosciuti. Guardo il suo profilo on line e vedo che ha un' "agenzia" dove compaiono tutti i nomi dei fenomeni che ho conosciuto quel giorno.
Per finire scopro che un "sartino" sempre nei gruppetti Facebook si era infastidito per un mio commento e mi blocca, lo vengo a scoprire solo dopo anni, perché non ho mai avuto bisogno di lui, che guarda caso collabora con il manager dello studio e il fenomeno degli eventi.
Non so cosa pensare sulla giornata della sceneggiata, perché veramente mi sono imbarazzato per loro.
Questi sono i professionisti che scattano dallo schermino della fotocamera e che si accingono a creare capolavori che non "sanno" di un cazzo.
Vedete, se trattate così la gente e poi vi chiudete nella vostra nicchia, quando magari ci sarà da lavorare avrete perso un' opportunità. Mai sottovalutare chi hai di fronte.
Un' altra volta mi capita di scattare con una ragazza che ho conosciuto per strada e dopo qualche anno le dico: "non paghi nulla ti do una stampa e ti regalo una rivista con gli scatti della giornata."
Accetta molto volentieri e si presenta allo studio tutta felice e gasata, controlla per bene la liberatoria e gliela faccio firmare, dove specifico che tutti e due avremmo potuto pubblicare su siti dedicati per promozione e pubblicare le immagini ovunque, purché non ci fosse nessun compenso.
Cominciamo la tiritera delle pubblicazioni sui social, lei felice, ci tagghiamo, ci condividiamo e va tutto bene, fino a quando la avviso che una rivista on line decide di pubblicare le sue foto gratuitamente e lei si incazza come una bestia, dicendo che voleva i diritti sulle foto, che non potevo farlo, nonostante sul sito della rivista fosse specificato che la pubblicazione era a titolo gratuito e che avesse in mano la liberatoria che parlava chiaro.
Decide di giocare il jolly papà avvocato e mi manda via Whatsapp la revoca della liberatoria.
Intanto puoi avere tutti gli avvocati che vuoi, ma se fai una causa per questo motivo, la perdi e perdiamo tempo e soldi in due, poi dovresti essere soddisfatta di essere stata pubblicata da qualche parte, sia per visibilità che per orgoglio personale tuo. Anche in questo caso se mi dovesse servire una modella, non posso tenere in considerazione lei. Peccato direi anche.
Quindi cosa distingue il professionista dal dilettante?
La voglia di non intralciare chi vuole lavorare e deve campare una partita iva.
Un saluto e ricordatevi che "NON È SOLO UNA FOTO".
A presto.

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